I colori dell’effimero

 

Il trascorrere delle stagioni, il trascolorare dei colori e

la confluenza dei suoni in rinnovate armonie è da sempre,

e in tutte le culture, fonte di ispirazione per l’arte nei suoi diversi linguaggi

espressivi, oltre che di emozioni profonde nelle anime aperte allo stupore

delmondo.

 

E’ noto l’amore dei Giapponesi per la natura e

per le sue manifestazioni.

È una pittura più esigente di quanto non appaia: chiede, a chi si immerga in essa, uno sforzo di completamento dell’immediatamente visibile con quanto vi viene alluso o appena accennato, allargando l’orizzonte percettivo esteriore, l’immagine del quadro, all’interiorità alla quale l’immagine fa davvero appello, quella sì dell’artista ma anche dell’osservatore.

 

Un tratto profondo dell’anima del Giappone è nel sentimento del trascorrere delle cose, del trascolorare delle stagioni e della vita cosmica, in breve nel sentimento di “impermanenza” che ne rende così particolare e affascinante la cifra spirituale.

La “malinconia delle cose”  (mono no aware) non impedisce però di fissarne l’essenzialità nell’attimo, irripetibile e perciò,

a suo modo, permanente.

 

Più dunque che un canone estetico, “mono no aware”

è un modo di stare al mondo tipico dell’ spirito giapponese, che non si teorizza, ma si vive, e che trova una espressione anche nella pittura, di cui Skoko Okumura è da anni portatrice e,

in certo senso, messaggera.

 

 

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